Parlando di me senza conoscermi

 

 


Danubio

 

Le parole sono povere
come vestite di stracci
ed io vorrei il sorriso
un battito del cuore e d’ali.

L’esigenza d’un respiro caldo
il sentire d’un passo amico
anche solo la provvisoria assenza.

Le parole sono riflessi
di levigato vetro a specchio
ed io vorrei movimento
di mani d’una bocca e fianchi.

L’esigenza di cose concrete
perdere e ritrovare su di esse
le ineluttabili tracce di me.

Ventimiglia, 18 febbraio 2005


Le nostre parole strette, strettissime...

 


Cosa cercammo tra le sere
e quei sassi fatti di stelle?
Le nostre parole strette, strettissime
come corde tese di un qualche naviglio
d’un qualche viaggio mirabile.


Cosa cercammo tra i giorni
e quell’attesa spasmodica di noi?
I nostri silenzi avvinti abbracciati
come quei rami che si saldano
da parte a parte del viale.


Che rimane se non un fremito
il brivido che confonde le dita
che scompiglia per un attimo il tempo
un viaggio sospeso tra qualche nota
e le nostre parole strette, strettissime...


Se fossi padrone della pietra

 

 

Se fossi padrone della pietra
come ali di farfalla prigioniere
prigioniere della stessa sostanza
della stessa fibra dura e fredda
che le contiene e le nasconde.

Così ti scolpirei.

Ancora si scuotono queste ali
ed il marmo rosa si vena di rosso
tu fremi per volare ed amare
ed ancora scuotono queste ali
come il tremore che muove le montagne


Ventimiglia 21, gennaio 2005


Come se fosse una preghiera

 


Le braccia innalzate
attraversano il cielo
sono raggi
Io ti parlavo di me
delle onde che mi scuotevano
e non c’era nulla d’invalicabile
tra le nostre anime.

Le braccia innalzate
attraversano i monti
sono spine
Tu mi parlavi delle tue paure
del tremore che ti squassava il cuore
e non c’era nulla di impreciso di oscuro
che ci confondeva.

Le lacrime si sono sciolte
attraversano il cielo e montagne
sono linfa e sangue.
Le nostre parole erano vento
astute tracce dell’ineluttabile
che ci attendeva.

Eppure dell’amore
che accoglie e raccoglie gli attimi
attraversa e sconvolge
esalta e frastorna la mente
nulla si perde né si spegne.

Siamo piccole lanterne di Dio.


Senza titolo

 

 Non con velature colorate
né con ali candide di gabbiano
né con vaste e maestose ali d’aquila.

O ali d’Icaro immaginate per gli dei
nemmeno con ali d’acciaio d’aeroplano
né con ali d’universo nel soffio del sole.

Ma con le braccia tue vorrei volare
con le braccia tue e nei tuoi sogni

braccia morbide distese ed ampie
come nell'attesa d’un abbraccio.


Ad appendere lanterne rosse alle finestre

 

 Ad appendere lanterne rosse alle finestre
segnando i giorni di sorrisi rivenduti a buon prezzo
sebbene manchi lo stretto necessario
come il cenno d’uno sguardo tra la gente
o lo sfiorarsi delle mani per un istante
che non c’è fine e l’emozione è un rinascere
si raggiungono vette altissime anche senza dolore
allorché nel rumore della vita che ci sfiora
ci si accontenta d’una voce o d’un profumo
che i capelli hanno diverse forme e colori
ma un respiro senza parole non può mentire
e spesso non sappiamo far altro che straparlare d’amore
senza conoscerne l’assenza desiderare il suo sapore.

Appendere lanterne rosse alle finestre
come un lontano e metafisico oriente
dove ogni giorno nasce e muore.


Descrizione d'un bacio

 

 

È un brivido
tra l’apice d’un dito
e l’idea della tua pelle.

Un fremito
tra il margine estremo
dell’anima e l’ipotesi

di contatto d’aderenza
epidermica di labbra
che turbate si cercano.


L'amore a soqquadro

 

Cosa attendere da queste traviate mani?
Come quei gesti che s’accavallano
impazzite composizioni d’una sibilla.
Che le carezze attese sono vascelli di carta
come barche costruite da bambino,
dove sono gli oceani di sconfinata fantasia?
Le mani erano vento spade mostri e marinai.

Ero io l’Ulisse in cerca di se stesso.
Ho lasciato che mi si prendesse il cuore
mettendo l’amore a soqquadro.

Ho lasciato che mi si prendesse il cuore
confondendo scompigliando l’amore.


Lo sguardo come un filo

 

 Lo sguardo come un filo
clonando immagini di chi
ha intrecciato pensieri alle mie follie
alle mie stoltezze sinuosi poggi
vette aguzze schegge di parole in frammenti.
Le mie.

Camminare é un rinnovarsi
lo sguardo come un filo
che cuce il tempo gli squarci l’anima
alla mia sensibile tensione, luci
ed ombre che s’intrecciano
mi disegnano.


Nell’inutile attesa del tuo ritorno

 

 

Spesso rimango sospeso su un filo
tenace e terso come nylon
e in questa attesa che attesa non è
sto come quel merlo sul cipresso
i cipressi sanno come stare in fila
che il dolore si scioglie nelle loro radici
loro é la terra del dolore loro la terra ed il respiro.

Le tue braccia calde che stringono
forte e teneramente stringono
ed in questa attesa che attesa non è
sto come quel ramo a cui l’edera s’abbraccia
l’edera sa come abbracciare cingere senz'ansia
che la gioia non ti stringe come una morsa
e non t’abbandona riposa e tace nell’attesa

nell’attesa del tuo ritorno.

 

 


Addio ascoltando Susanne di Leonard Cohen (e pensando a te)

 

 Ormeggio il mio ricordo di te

discosto piccole tende di voce e canzoni amare
insiste la tua presenza e si impunta tra le valigie
libri e poesie hanno disegni di sabbia e deserto

Insonne sulle torri di babele sei e sarai il sogno
annebbiando col nero seppia le pagine di te…


Conchiglia

 

Conchiglia
È l’amore che sfida l’amore
È fine sabbia sul cuore

Le onde spaziano nella memoria
Semmai ti vidi fu attraverso un delirio
Un sogno che sa d’orizzonte e salsedine

Ed in dorata conchiglia d’animo
Io ti racchiudo fragile e distante...


 

Quante sono state le parole?

 

 Quante sono state le parole?
Le parole – tra noi – come carezze
come balsamo, come resina e cemento.

Forse dieci, cento o mille
le parole tra di noi
forse mille le carezze
simili a pensieri
sogni senza paura.

Quante sono stati i silenzi ?
I silenzi – tra noi – come rasoi
come guglie di roccia – cupi.


Forse dieci, non uno in più
che i silenzi eran sospiri
erano chiare nubi
adagiate sui tuoi seni,

ed i segni i disegni dell’amore
erano stelle – eran universo
Erano in Noi.


 

Ho ubriacato le mie mani

 

Ho ubriacato le mie mani
che ricordavano di te, le mie mani.
C’era un sospetto di carezza
in loro, nei loro gesti. – Stordite –

Ho ubriacato le mie mani
che ricordavano di te, del tuo seno.
C’era un’idea di nostalgia
nelle tue parole disegnate sulle dita.

Hai donato profumo di miele
e incenso nell’aria per dimenticarmi,
per dimenticare le geometrie di quei gesti.
Tu eri la forma perfetta dei miei sogni.

Ho ubriacato le mie mani
che ricordavano di te, della tua voce.
La tua voce nascosta dietro ogni voce
le tue parole erano cielo tra le mie dita.

Ho ubriacato le mie mani
questa sera, avevano desiderio di te.
Perdersi in un qualche tuo spazio infinito,
lasciarsi addosso i tuoi universi.


 

Parole perdute ad una donna che ho amato

 

Ascoltami
cuore mani cuore e mani
ascoltami
cuore e mani
nelle mani legate.

Ascoltami
senza voce che parole
danno ascolto al nulla
e cuore addosso al cuore
legati soli ed annodati.

Ascoltati
mani e voce nelle mani
ascoltati il cuore
batte batte e batte ancora
legato a te che io son nulla.

Eppure t’ho amata.

Mani legate alla schiena
e voce spezzata t'ho amata.

Ascoltami
eppure t’ho amata

ancora t’ho amata
ancora...

La mia notte di San Lorenzo

 

Noi di qua mani e piedi sulla terra
pessime o meravigliose idee nella testa
e nell’animo l’amore che scuote
travolge e sconvolge

Noi di qua braccia al vento
a respirare in affanno nell’afa d’agosto
sui sassi sdraiati a guardare
qualche sottile filo d’argento

Loro in alto briciole di luce nel vuoto
meraviglioso e labile destino
non sanno ne vedono e sentono
sassi occhi e vibrazioni d’animo

a volerle fermare urlare gioia o malinconia
pessima idea favoloso destino
che polvere d’universo
accenda un sogno
ci indichi il cammino.

Noi chiamiamo l’acqua

 

Noi chiamiamo l'acqua
con la voce spezzata
ed i passi sono sabbia

lasciamo che essa dal cielo
scivoli sul capo sulle spalle
che noi siamo terra
siamo frutto e seme.

Noi chiamiamo l’amore
con la voce spezzata
le mani sono monti
e bocca ventre sono vento

e nell’amore noi siamo frutto
e nell'amore noi siamo seme
siamo fiume che scorre
siamo universi in catene.

 

Senza titolo

 

Ci si trova di colpo proiettati nella vita di altri
tra le loro cose nei loro cassetti
nelle pieghe delle loro vesti
tra i bottoni da ricucire.

Bastano pochi istanti ed il loro respiro il loro sole
diviene il tuo respiro il tuo sole e l'aria
rarefatta o pesante che sia
é una sola e così é la terra

che i passi seguono i suoi pensieri, le sue mani
i tuoi occhi e la curva delle tue spalle
nella tua pelle la sua pelle, il suo sudore
nella tua fatica in ogni tua notte.

Ci si trova in un istante immersi nella vita d'altri
ad assorbire il loro profumo il sapore
meno di un fremito di quarzo rosa
basta per uscirne.

  

La mia casa, il mio cuore

 

La mia casa mi spaventa
mi spaventa l'odore delle sue assenze
e il sapore di certi suoi ricordi.

La mia casa mi raccoglie
lascia le mie braccia le ansie le speranze
appogiarsi sulla sponda della mente.

La mia casa mi spaventa e mi raccoglie
i muri sono la mia pelle e tremano
la luce soffusa della stanza é sguardo

é una coscienza viva che vibra
é il mio cuore che ha paura.

 

 

Il desiderio di te

 

Dove celare il desiderio di te?
Tu lontana come montagne di notte
come luce d’altri astri o di altre vite.

 Dove celare il desiderio di te?
che il profumo tuo pervade le mie notti
l’idea di te è tempio nella mia memoria.

Dove celare il desiderio di te?
la voce tua narra ancora il mio nome
come una leggenda e al tuo lo sposa.

  

Non ho più voce

 

Non ho più voce
né mani né cuore
strappati come sono
scaraventati a terra.

Che gioia é parola antica
forse d'un altra vita
neppure mia.

 Qual é la mia voce
e le mani il mio cuore
strappati come sono
scaraventati a terra?

 

 

Assopire gli alberi delle emozioni

Assopire gli alberi delle emozioni
che valli di vita senza sete
attenderanno l’aratro del cuore

parole antiche come querce
tra dita stanche mani affusolate
sonate a Kreutzer viole nel pensiero

toccami l’anima con coltelli e lame
con il sangue che scorre e con fiamme,
cos’è questo canto che mi vibra dentro?

Una voce antica consueta ed amica.
Sin dall’infanzia malinconia che scioglie
come se m’attendessi a codeste pene.


Il mio cuore é forte

Il mio cuore é forte
stremato tra le tue mani
giace e batte i suoi colpi
tra le tue mani giace
come un bambino
come un uccello ferito
che freme per l'ultimo volo

Il mio cuore é forte
sconvolto tra le tue mani
attende tra la tempesta
che le nubi si straccino
tra le tue mani giace
come un taglio vivo
di carne rossa
rossa viva senza paura

Che il dolore lascia segni
come grotte nelle montagne
e scava scava tra le vene.
Ma il mio cuore é forte
e tra le tue mani giace.


Nel mio petto

 

Nel mio petto

accomunati dalle mani

da impercettibili gesti

e gli occhi acqua e sale:


il dolore nell’attesa

che si compisse il sogno

di un pianto che grida

alla vita

il dolore nell’attesa

che si compisse il viaggio

d’un padre assente nei giorni

ma non nel cuore


il dolore di parole taciute

che quel tenero sguardo

raccolga madre sorriso

anche nel pianto

 

Spasimi nel mio petto

accomunati a tante notti

dai pochi nomi che amore

ho amato invocando

 

- con un’ombra di voce

che indugiava in gola

che percuoteva il senno

squassava le caviglie -

 

una qualsiasi risposta

senza criterio ma colore

colore di passi e di voci

di carezze all’imbrunire

 

Ed il dolore si compie

che tutti gli uomini

padri e fratelli miei

che le gestanti e le madri

sapranno il mio nome

E chi ci lascia udirà le mie parole.

 

Teardrop

 

Batte
cuore goccia tempia
batte tempi immemori
emozione d’un primo sole

Batte
mani cuore e gola
batte terra e tempo
d’una danza mai dimentica.

Oltre
il tempo che vibra
che non lascia scampo
e mille cuori a battere

sincroni e folli
d’una pazzia che è luce
luce che abbaglia e nutre
é brivido

come linfa di vita
che batte nelle arterie
è goccia di pioggia
sfama alimenta l’amore.

Batte
lacrima che non cade
ma segna mite violenta
il destino d’amarsi oltre…

 

Tutto

  

Tutto qui nel palmo della mia mano

Tutto qui tra le ciglia e lo specchio
un profumo che non svanisce ma riposa
si copre della notte di questa primavera

Tutto dissolve le voci i sapori i colori
quell’estate ispanica folle e malandrina
scuote ancora qualche fotografia sbiadita

Tutto in quella strada curva nebbia inarcata
stretta al futuro che sa di ritorni e distanze
che sa di fiume che scorre senza voce
che insegue vanamente le mie parole

sottile e greve solco del destino
tutto qui nel palmo della mia mano.


- 1 aprile 2004 -

 

L’attesa dell’amore è pazienza di contadino

 

Che nel vortice della parole ci sono colori
ma anche silenzi e stanze buie
celati tra virgole e punti in sospeso

in sospeso come su un filo sottile
come il profumo di ginestre e di pini
che il vento scompiglia i capelli e l'anima

E mentre ti stringo a me – amore –
scolorisce il nero si infrange il silenzio
il presente tramuta l’essenza di se stesso:

è cristallo che segna di sangue le dita
è volo di gabbiani ombra di palme stanche
è passi lenti è barche appese a l’orizzonte

è spiaggia deserta é silente mare
è orizzonte d’acqua e monti a scalare
è un cielo d’azzurro intenso è metallo

è il respiro che s’affanna senza corsa
è cuore gola petto ventre mani bocca
è tensione arco teso è timore è coraggio.

È tutto questo raccolto in un istante.

Raccolto come la messe matura d’una vita
che l’attesa dell’amore è pazienza di contadino
sotto l’astro che splende un giorno di quasi estate.


Ventimiglia,  24 aprile 2004


 

L’animo e gli alberi

 

Cosa ci porta ad alcuni passi?
Quelli senza aspettative
senza scarpe e percorsi

tra alcune nubi sopra gli alberi
sulla sabbia tratteggiata ad arte?

Quei passi incerti e brevi
a lusingare il cadere di foglie
ed ascoltare il loro gemito.

Ingannare le emozioni
in punta di piedi

che in quei passi
nella fitta nebbia
sulla fine sabbia
tuttavia s’avanza

che l’indole é nube
e d'alberi sovente
é l’animo.

 

Alzando un calice e lo sguardo

 

Alzando un calice
segnando il destino,
che sembri essenziale
quel sorriso
e scatole di latta
antiche come i ricordi.

Alzando lo sguardo
cercando tra lucciole infinite,
che sfumano nel buio
le ombre dei colli e scorre
tra l'asfalto di pece nera
un sospiro la voce.

Tremammo spesso
di gioia

e lo sfiorarsi delle mani
a ricordare l'essenziale
l’importante in quel
smisurato istante.

Amar così senza respiro

 

Amar senza respiro
così

nell’aria rimane sospeso
un bacio

stretti in una morsa
che spezza il fiato

e gocce a segnare
graffi nel cielo

percorso che
ne accompagna
l’animo

cielo
di grigio o zaffiro
vestito

chiudere gli occhi
e

amar così
...senza respiro.





Ventimiglia, 5 aprile 2004


 

Cosa sono le mie parole?

 

«Si sopravvaluta a torto il sensibile se si crede che lo spirituale sia solo un surrogato di emergenza quando questo manca. Il sensibile non vale nemmeno un capello più dello spirito, e viceversa. Che si abbracci una donna o si crei una poesia, è lo stesso. Quando c'è quel che conta, l'amore, l'ardore, la commozione, è indifferente se si è un monaco o un viveur.»



H. Hesse




--=@=--


La mia mente è braccia
e scivolano via parole
sfiorano pelle e psiche
su voi lascio segni di me.

Stringo su voi qualche
emozione e vibra batte batte
è come un cuore una croce
ed è sangue è inchiostro.

Ecco cosa sono le mie parole
caldi abbracci fatti di nulla
quel niente che a volte basta
quel poco labile che riempie.


Ventimiglia , 28 marzo 2004


 

Senza titolo

 

L'acqua lava le mie lacrime,
ci sono onde a cullare la mia pena,
ed il silenzio é come seta scura questa sera,
e questa sera ti sognerò
ti sognerò vestita d'agata
d'agata ed ametista...



-=@=-



Dove va?
Dove va l'amore che abbiamo dentro?
In quali acque si scioglie, in quali pietre si nasconde?

Allorché ci perdiamo in noi,
allorché ci perdiamo tra la gente,
allorché ci perdiamo in questo mondo...

 

 

Onde

 

 

Si tramutano mutevoli in onde
nella carezza d’un pensiero
un idea che si fa mare
e riposa sulle mani.


Mani di sabbia
é cuore l’orizzonte
e onde forti e sicure
ne confessano al tatto
la voce immensa dell’acqua.


Nel silenzio non mai c’è paura
e l’attesa è senza spasimo né meta
che l’attesa é in queste ineguali onde
in queste mani di spiaggia e roccia.


E cuore e mani di sabbia
le onde si spengono
sulla battigia
e sussurrano
le segrete parole
di questo mare deserto.


Di questo orizzonte intimo e caro
e di questa voce che non tace
e trae lontano lo sguardo
che dune tratteggiano
quiete e immense
la luce del sole.



Ventimiglia, 22 marzo 2004

 

Alberi

 

E
s’alzano
guardano oltre
oltre la luce
che riveste le cento braccia
oltre il buio
che nasconde le mille radici.

E
si svestono
a volte senza pudore
ed offrono al nostro sguardo
le loro magre spoglie
ed attendono pazienti
che il tempo rimargini le ferite.

E
ci chiamano
oltre la danza
di un mare smeraldo.
Che gli alberi sono in noi
le radici i nostri piedi
e come foglie il nostro respiro.

 

 

Scritta per la recita di fine anno degli alunni della 5° elementare di mia nipote S.C. che è insegnate alle scuole di fronte casa mia…

 

Piccoli gesti, atti gentili e modesti

 

Se confondo il cielo
alle mani e montagne
a spazzare via piccoli gesti
d'un quotidiano maldestro.

Se tra le parole
e lingua che non si spegne
in minimi atti gentili e modesti
tra spugne sintetiche e caffè d'orzo

trovo la forza
dell'ironia che spezza l'indifferenza
che curve e salite anche dure danno colore
e tono al tempo e ritmo al cuore
pur se questo continua a farmi resistenza.

L'immagine si rivelerà
come foto in bianco e nero
sfumando lentamente con coraggio
nelle vasche di sviluppo e di fissaggio.

E confonderò le mani
al cielo e alle montagne
a raccogliere piccoli gesti
minimi atti gentili e modesti.


scritta il 15 marzo 2004

 

La tua voce sarà un sorriso che trascina

 

Ho appoggiato le mie mani
sulla pagina bianca dei miei pensieri
c’è uno scompiglio di colori nella mente

e continuo a scrivere di me
in questi versi che inondano l’etere
c’è una tela bianca che attende la vita dalle mie mani.

Ho ascoltato le tue parole
e tu mi aprivi il cuore sincera senza timore
c’è una luce nei tuoi occhi che ha sapore di fragole.

La vita lascia solchi profondi
lasceremo scorrere in loro il nostro sguardo
senza paura e la tua voce sarà un sorriso che trascina.


Le onde

 

  

Il fumo ha invaso la valle
e le fasce d’ulivo
le serre.

Quanto ti ho amato!

Le onde sembrano accese
le onde non ardono
si arrampicano.

Quanto ti ho amato!

Sono rimaste finestre schiuse
sulla piazzola che dorme
e m’osserva.

Dio, quanto ti ho amato!
Quanto ti ho amato!

 

Cercando la tua mano, il tuo sorriso, i tuoi passi...

 

Forse camminerò scalzo
ed il calore della terra
scompiglierà i capelli

Cercando a lungo la tua mano

Forse camminerò scalzo
ed il calore del mio corpo
lascerà tracce sui germogli

Cercando a lungo il tuo sorriso

Ti prego accompagnami adesso
che il vento ha folate paurose
ed io ho bisogno dei tuoi passi.

 

E nella mente gli oceani di marte

 

S'é spenta la collera
che non bastano gli oceani di Marte
a cancellare il disappunto
d’una vita che dilegua in colore incerto.

E le estati avevano colori
profumi e grida d’una volta col tuo sorriso
basta poco ad scolorire foto
mai scattate e rimaste nella mente.

E la pioggia ha l’odore
di terra, terra che non cambia
ed aspetta qualche passo ancora sulla strada
non è tempo per deporre i bagagli.

Che non bastano gli oceani di Marte
a cancellare il rimorso di trattenute parole.
Basta poco a scolorire l’idea d’un amore
basta meno del tempo... del tempo
del sigillo d’uno sguardo d'un attimo.

 

Senza titolo

 

Dalle tue mani
profumate dal tempo
dal tempo del sorriso
e delle ore senza fine

e su loro il ricordo di me
di me e della mia pelle

e su di me il loro calore
non si é mai...

mai... mai sopito.


La mia casa ha pareti come braccia

 

Amo la mia casa
ha pareti come braccia
come braccia colorate
colorate e calde

Amo la mia casa
ha sapore di giorni
di giorni e notti
sapore dolce e amaro

Sapore di sorriso
di pelle e di labbra
sapore di lacrima

Ha sapori di voci
silenzi verdi e mani
mani sulle mie parole

Amo la mia casa
riflesso e suono di vita
occhio del cuore
ombra dell’anima.


 

Se t’amo é solo una promessa  (ovvero dell'effimero amore)

 

Salvami


che sbarre e finestre hanno ruggine e luce
a stringere le spalle scuotere il capo
a urlare bocca e denti – denti stretti –
stretti tra il viso ed un’immagine o un sogno


Salvami


che tasti neri di piano vestono solo la notte
a tentare il suono della sua pelle dei suoi passi
a sussurrare labbra e occhi serrati nell'attesa
attesa che vagheggia vocali e che sibila nomi


Salvami


le urla straziano lo spazio tra un gesto e la sciarpa
s’accaniscono tra lenzuola e carezze appassite – la sua voce –
c’era un confine di silenzio e luce sospeso nei baci
ed io bacio terra e fango bacio onde sabbia e sale
che se t’amo é solo una promessa.

 

 

Nella vita nello scrivere tra fogli elettronici ed una matita

 

Scrivermi a pelle
in principio sono silenzio
e gli squilli sono lontani
come è lontano il disegno d’una mano

una mano.

Scrivermi sfiancarmi
che nella fine non c’è senso
e le luci, oh sì le luci son lontane
come lo è un passo leggero che ricade

leggero ricade.

Scrivermi a matita
nel primordiale foglio bianco
e vene come trama lievemente ingiallita
che sono un appena accennato schizzo

sono appena uno schizzo.


Poesia incompiuta sul mio cuore tutto lividi e luce…

 

 

ci aspettiamo arcobaleni tra persiane socchiuse
un riflesso d'iride sullo specchio e sul muro
ma muro é pietra e non cede spazi alla luce


e luci si spengono nella nostra mente confusa
tra interstizi di silenzi e sussurri a bocca chiusa
ma chiusa é solo una porta tra noi gli alberi e il sole


ma sole le parole spaziano nei pensieri di ieri
che ieri é adesso e adesso il vuoto é cicatrici e lividi
ma tutto é livido é cicatrice é sangue é sole é luce...


che le parole hanno strade dimenticate nel tempo
e non c'é scampo per sillabe a caso abbandonate
ed il pensiero ha labirinti e fili di stelle appena cucite


cucite sulle spalle dei monti e sul collo della luna
sul silenzio della strada nel ticchettio d'orologio
nel vibrare d'emozioni del mio chiaro-oscuro cuore


cucite sul mio cuore
tutto lividi
e luce...


Acini di sale sulla vita e sulle labbra

 

Giorni a grappoli
la vita é vino
senza acini
di rabbia

e lascia porte spalancate
e letti sfatti dalla fatica
dal dolore di un’assenza

assenzio in calici di marmo
marmo bianco scolpito nelle vene
il sangue tenacemente langue
tra braccia ed arti in disarmo.

Spicchi di notte
la vita é sale
senza mare
né sabbia

e chiude angoli di luce
lenzuola nel buio accartocciate
su sé stesse su di noi
sulle nostre onde

e noi siamo acqua
bicchiere e labbra
e nulla ci distingue
ci separa da noi

dall’illusione di noi
dalle nostre labbra
d’acqua e di cristallo

immagine d’argilla
nello specchio
acino di sale

lingua di fuoco
sulla pelle
che geme ferita.

 

 

Bolina


Nonostante abbia
mani legate e cuore aperto
occhio vigile e spalle larghe

Nonostante abbia
scarpe buone ma passo incerto
braccia aperte animo che bolle

Nonostante bruci i cieli le notti
i calici le coperte e le stelle
tengo barra a dritta tutta

é mare aperto
ed i vent'anni son lontani

son tumultuosi e lontani - stanchi
come vento di bolina.



 

Siamo sudari di pioggia


Cosa trascende
da sudari di pioggia
e nubi come coltri
d’immenso dolore?

Ansie dischiuse
dai lampi,
noi siamo acqua
il cielo si fa grembo

Adottando
lacrime

siamo mare...
oceano

siamo vuoto...
immenso universo.


 

Crop circle



Come luce...

sorvolasti
sul mio corpo di grano

disegnando
cerchi nell’anima...



La sua voce...

Gesti come canzoni dimenticate
la voce ha nei gerani il suo colore
e le parole seguono spirali di vento

ride come le dorate foglie d’acero
un sospiro e gli astri s’arrestano

fremono d'improvviso le mani
attorno al fumo azzurro
di una sigaretta.

la faccia nascosta della luna
non aspetta e la voce ha
nei gerani il suo colore
il loro calore...

Accarezzarti e morderti

 

Abbiamo acceso un fuoco tra dune
onde e fronde d’ulivo e d'argento
e notti a tracciare i nostri destini
tratteggiando il cielo in nastri di luce.


Respiro sospeso… il vuoto profuma
samsara che chiude l’attesa
raccogliersi in una mano protesa.

Morderti
accarezzarti
e morderti ancora,
introdurmi con dolcezza
e non solo nel cuore
sconvolgerti
morderti



accarezzarti...



accarezzarti

ancora...


 

L’idea del mondo (a simi*)

 

L’idea del mondo è qui :
tra i cieli tersi d’una notte d’ottobre
la tua voce al telefono é come stella.

E mani a disegnare l’aria
tra le nostre parole e i silenzi di cristallo
crisalidi ad aspettare un sospiro.

E la tua voce è acqua
inonda l’animo e mi scioglie in incanti
e la tua voce è sale, è attesa
è silenzio che di te si colora.


Canzonetta senza pena né tristezza

  

Sono come le voci
e il buio azzurro delle televisioni,
ci sono naufraghi senza pena né tristezza
e folle che acclamano canzoni prive di note.

Sono come le voci
e vuoto tra cielo mare e monsoni,
ci sono mendicanti senza pena né tristezza
e moltitudini nelle chiese nel vuoto dei negozi.

Sono come i templi
e l’azzurro dei fondali ai Balzi Rossi.
Gridò i suoi mille nomi senza pena né tristezza

e un infinità di sguardi oltre la meta…

 

 

Nella casa del Web

  

Nella casa del Web ci sono tracce di schiuma,
schiuma e polvere sul mobile cinese
tra le prolisse parole dei cantori di fumo
e nel fumo gli occhi e minuscole impronte:

impronte di Marte, di Giove e Venere sul tempo
ed orologi a perdere e matite spuntate e fogli,
fogli di giornate accese sui campi e bacche,
bacche tra le vigne sotto coperta di navi senza rotta.

Cercheremo ancora le parole tra le crepe dei muri
su scaffali intrecciati ai suoi capelli profumati,
ascolteremo in silenzio la sua voce,
ammiccante e suadente come il bagliore dei monti.

E tra le mura dei linguaggi arbitrari:
bolle, bolle di sapone e di sospiri,
bolle di rabbia in un abbraccio
che spegne ed accende!

Come libellule s'abbracciano

  

I bimbi
stridono
come rondini,
muovono
come sciami,
e s’abbracciano
come libellule.

Sullo stagno della vita
come libellule
s’abbracciano...

sullo specchio della vita
stridono e muovono
come sciami

s’avvicinano a noi
e ci stringono
le mani.


 

Senza titolo (in sottofondo Norah Jones)

 

Sono note di jazz,
accompagnano il mio sonno
( se stanco debbo essere
che lo sia per excess )

Il piano balbetta
non per incertezza, è così!
Salta da una nota all'altra
così come salta la cenetta

con la tipa carina e trendy
che occhieggiava come un'oca,
(al bancone cerco d'offrirle
con indolenza un brandy).

A star stretti tra un bel locale
un posto al sole: in società
le ore in ufficio (a sognare)
e la vita che marca male.

Se ti prende un po' di blues,
comunque ci si vede domattina
prenderemo un caffè dove sai:
alla solita fermata del bus.

 

L'arsura di un'estate senza noia nè gioia

 

Lasciate tracce di sorriso
sull'acqua e sulle sponde
di quest'estate senza ombre

al riparo dei venti di monsone
e delle notti prive di stelle
queste notti di sogni vuoti

e questi assurdi giorni a perdere
spesi a perdersi e ritrovarsi

a perdersi e ritrovarsi

senza noia né gioia.




Nota a margine: E' un po' che non scrivo; troppo lavoro, troppo caldo, miscela micidiale che opprime anche i pensieri...


I tuoi passi, i miei occhi...

 

I tuoi passi:
frasi sommesse
e gli sguardi
oltre il silenzio
dei ripiani,
ricolmi di parole
di taciute piume
d'ali sussurrate.

I miei occhi:
pagine chiare
brutali e dolci
inebriante ansia.
Pensieri ardenti
i tuoi occhi
d'un coinvolgente
e sensuale istinto.

  

L’estate, l’inverno...

  

Mi sono inventato
i tuoi baci
e tu i miei,
costruiti con sabbia
e cocci di mattoni.

Ho immaginato
i tuoi seni,
tu il mio fallo,
eretti: come cupole
come albero maestro.

E sogni tramutati
in casa e coperte
in ghiaccio sul ventre,
leccando i nostri corpi
come miele come gelato.

L’estate?
Modestamente
calda per noi.

L’inverno?
Ulteriore astuzia
per l’amplesso.


E.T.

 

A volte,
guardo e sento il mondo
così lontano, così distante!
Che mi par d'essere un alieno,
un extra terrestre...

A volte,
sento e guardo il mondo
da così vicino... così vicino!
Che mi pare d'essere io stesso:
il magma, la terra...

  

Le mani nel profondo

 

Nel profondo le mani sfiorano
i primi tuoi passi incerti nel cortile,
la danza arrendevole tra le dita
del fumo della prima sigaretta

Nel profondo le mani sentono
il brivido caldo del primo bacio
il fremito gelido del primo addio,
la mite voce di madre
che protegge e ci accoglie.

Nel profondo le mani
sentono e sfiorano...


Belle anime

Ci sono farfalle
dalle ali blu notte
nella mia posta,

appoggiate così
d'improvviso
sul ciglio della vita.

Ci sono parole
dalle ali blu notte
nella mia mente,

adagiate e sospese
nell'inaspettata notte
dalle ali di farfalla.

 

 

Pensiero leggero

 

Tra una virgola
e pochi punti fermi,
soffio azzurro
nell'aria.


Gli angeli

 

 

Gli angeli
non hanno ali.
Le ali son virtù
d'uccelli e d'aeroplani,
gli angeli riposano
su noi sul nostro cuore
con un semplice
gesto delle mani.

Hanno sorrisi lievi
gli angeli, posano
su foglie e corteccia
di vecchi alberi stanchi
il loro sottile sguardo,
e scrivono nomi - i nostri -
con inchiostro d'anima
su intangibili fogli bianchi.

 


Di noi stessi, amanti (quando una storia finisce)

  

Quando una storia finisce,
rimangono sul pavimento
immagini minute e frastagliate
di un alba presunta di felicità.

Quando una storia finisce,
nel vuoto immagini balenanti
di vita confusa e delusa,
le braccia si stringono a sé:

come se, di noi stessi
fossimo amanti.

 

In un vecchio film il nostro riflesso (omaggio a Luis Buñuel)

  

Piegare i sentimenti
come lame d'acciaio
roventi.

Ghiaccio
d'un folle inverno,
tramuta giorni
in polvere dorata,
notti in oggetto
oscuro del desiderio.

Taci adesso,
lasceremo parlare per noi
il calore dei pomeriggi,
i disegni del sole
le sue infinite ombre.

 

 

Preghiera minima della buona notte

 

Vorrei
assopirmi
ogni sera
d'ogni giorno

 

– per quel po' di sonno
di cui ho bisogno –


con tutto l'amore
che colgo
con tutto l'amore
che do.


Anche l’acciaio in fondo é un metallo morbido


 

Parlando di me senza conoscermi

 

 

 

Ero bambino malinconico
da sempre sorridevo alle nubi
a scuola nell’ultimo banco
e sui campi a difesa della porta.

Ero ragazzo dal sorriso lieve
spavaldo per sfida e per difesa
le spiagge sorridevano al mio viso
io, sulle scale a baciare labbra rosse.

Ero compagno fedele forte e fragile
lasciai forse la vita scivolarci addosso,
monili di risa e pianto senza via di uscita
scivolava via l’abbraccio, si legavano le dita.

Sono uno qualunque per la strada
uno dei tanti… dei tanti sguardi assenti,
in quest’ignoto strascico di vita in attesa
in questo parlare di me senza conoscermi.

 


 

Atonìa dei sentimenti

 

 

 

- Ti amo -
nell'aria scorre,
tra la mia voce e
ciò che é consono
attendersi,
un invisibile fremito.

- Ti odio -
la terra immobile, tra
le tue gelide mani ed il lobo,
sarebbe lecito astenermi
e tacere, ma come argilla
la mia voce si é sciolta.

 

 

NOTE: Quel che proviamo è, nel bene o nel male, spesso così intenso da soffocare le parole che lo rappresentano.

 

I miei ed i tuoi occhi

  

Scorre la lama
dai miei occhi
al tuo cuore

e dai tuoi, il filo
scivola alle falde
del mio pensiero.

Il mio pensiero
come lama squarcia
gli sguardi assenti.


 

Dare un senso alla mia vita

  

Dare un senso
alla mia vita,
in equilibrio
sulla curva retta
dell’orizzonte,

in un istante
prima d'un passo falso,
dell’onda anomala
o dell’orca assassina.

  

Ed io ho paura...

  

Il silenzio
s’è impadronito di me,
di ciò che mi sta intorno,
distante resiste
un rumore di mondo
arcaico ed antico,
ed è come un richiamo
un invito verso l’ignoto
verso un silenzio inesplorato.

Sono perdute parole
e nel vuoto è la loro nemesi,
incrociarsi di vocali afone
roche consonanti di dolore.

Ed io ho paura


 

I ciottoli

 

I ciottoli - distesi -
da millenni riposano
d'un sonno di pietra.

Onde e risacca
non li svegliano,
cullano i loro sogni.

 

Mi son perso

  

Mi son perso,
dietro il sole,
cercavo universi
univoci e diversi,
isole aperte al nulla.

Per riconoscermi a stento
su specchi come nebulose
immensi, come ciglia aggrottate
di un qualche smarrito Crono,
ali di mercurio illese
dopo immani affanni.

Per ritrovare se stessi,
riconoscendosi
sul ciglio d'una strada
dissimili dall'immagine di noi,
dissimili dall'effigie sfigurata d'una vita,
una vita goduta e sciagurata
simulacro di felicità perduta.

 

Tradirò me stesso

 

Tradirò me stesso
nei giorni
sulle strade
tra i monti,
e tra fasce d'ulivi
e fasce ancora
dimenticate.

Tradirò me stesso
nelle parole
risolute,
nei silenzi
negati e legati
e parole ancora
dimenticate...


 

Sbucciare un uomo

  

Sbucciare un uomo
a strati come cipolla
a tocchi come un arancia
stritolato come una noce
spellato come banane,
banane verdi o mature.

Sbucciare un uomo
e lasciar trasparire
tra le fasce sanguinolente
tra legamenti indifesi
e scoperti un brivido.

Un tenue palpito
un batter di ciglia
esilio della vita
senza resistenza.

  

Astronomia del cuore

 

Tra stelle ed arterie
miscelati al sangue
delle oscure teche,
tra quel che freme
nella galassia-ragione,
ed i vuoti confinati
al margine d’impulsi
mai domati, mai sopiti
ed astri immensi
astri di passione.

 

 

Sul gesto che narra di te, delle tue infondate paure

 

 Quando

separi le dita
e le corde tese,
e gli archi
e le chiese.

Quando

dividi i capelli
lancette attese
false messe e
lunghe preghiere

Quando

trascini le virgole
e le notti vane
e giorni e giorni
come tristi collane

come gocce inattese
su ciò che conviene
su ciò che impaziente
attendi e non avviene.

Sul gesto che narra di te
delle tue infondate paure
allorché ritrai la vita
come punti sospesi...

 

Le mani ed i silenzi

 

 Le mani ed i silenzi
intrecciati:

il tuo silenzio
é pietra.

Una piega sul tuo viso
inspiegabile:

la tua voce
é acqua in tempesta.

Volgerai il volto verso me,
saranno trasparenze
le cerulee montagne

o fogli immacolati...
cento mille rosse foglie
disperse dal vento.

  

Il centro delle cose

 

Il centro delle cose
é nocciolo delle anime

in centro al vento
alle acque a terre
immerse, sommerse

il blu profondo é nero,
é luce, é rosso fuoco.

Nel centro delle cose
nel cuore delle anime.

 


Il mare attende

 

 

Sei piccoli passi
e sei ancora
ferma dinanzi ad una vetrina,
i riflessi dei capelli
e quel gesto
quel gesto
sottile della mano
inafferrabile segno,
nel mite disegno
di questa tiepida mattina.

Sei cicche sui sassi
e scarpe logore
un intrico di rami in rovina,
- il mare attende -
e quella scia
nel cielo che brilla,
mentre un vecchio
scruta i miei passi, scruta
il dispiegarsi d'ali bianche
e le onde infrante sui massi.

  

I silenzi complici

  

Va bene le parole,
e ci vorrebbe
un bicchier di vino,
ma io non bevo
no
non bevo.

Tutti lì a raccontar
le storie d'altri
a scavare nel nulla,
ma io non sento
no
non sento.

Ci vorrebbe (a volte)
un'onda che
ne spezzasse il ritmo,
e spezzasse l'abitudine
alle parole.

Ambirei a sguardi
più profondi
a silenzi complici
e meno parole
meno parole
parole...

ma non li sento no
non li sento

  

Autoritratto

 

Dolore
intensamente labile
come acuto di violino
a descriverlo
non ci sono parole
neppure note o melodia.

(blu-verde cobalto)

Gioia
durevolmente effimera
come acuto di violino
a descriverla
non bastano parole
tanto meno canto o armonia.

(rosso carminio e vermiglio)

La mia gioia il mio dolore
come canto come parole,
disincantato susseguirsi di vita
lentamente declinata in poesia.

(in fotografico bianco e nero)

 

 

I vetri

 

I vetri
sanno riflettere bene
la luce l’ombra
nella magica forma
che li sostiene.

La notte aspettano
pazienti il giorno,
di giorno si sciolgono
s’addormentano
dormono e sognano.

L’animo
ben sa rispecchiare
negli occhi,
la luce o l’ombra
che non trattiene.

La notte aspetta
impaziente il giorno,
e giorno dopo giorno
notte dopo notte
l’attesa si stempra.

Si stempra
il tramonto dietro
i vetri e la notte
non è così buia.

S’ infrange il vetro
che separa la noia
e la paura, spezza
in due il pane

è un po’ di me
un po’ dell’odio
e dell’amore
che mi rimane.

 

 

Ho (segreti istmi)

  

Ho assenze
dimenticanze
e stanze vuote,

orli sdruciti
nei pensieri.

Ho ricordi e
dileguate danze
nella memoria,

minuti lembi di vita
e segreti istmi.


 

Le palme chiare e l’alloro

 

Vedi l’asfalto bolle
come le dune
come il miraggio
d’un mondo migliore

e le parole - le parole?
hanno sempre
un significato nuovo
un nuovo colore.

Ascolta non c’è fretta
come fossimo sui colli
distesi sull’erba, ascolta
le voci senza ombra

ed i suoni non tuonano
ne spezzano il tempo
dalla notte dai bagliori
del tuo e del loro sorriso.

Vedi, persino sulle creste
delle onde e sulle lame
dei crinali dimenticati
nei pensieri frastagliati

ove si disegnano
e si annientano i destini,
tra i guard rail   
tra le auto che corrono

e tra le giovani pietre
sradicate dalle cave
crescono palme chiare
cresce l’alloro.


 

Il confine

 

 E’ nel pugno stretto della mano
tra le rughe sottili e profonde
in un cenno del viso, un segno
con gli occhi intrisi di luce
o di lacrime che cercano mare.

Quel mare che ha segnato le sorti
sui cui solchi sfuggivano i sogni
e qualche sottile miraggio abbarbicato
su onde, onde enormi come destini
come avvenuti giorni bambini.

Anch’io dipingevo con gli occhi
le strade, e le pietre l’asfalto
non erano poi così grigi, né cupo
era il cielo nei giorni di pioggia
poiché nei lampi vedevo la vita.

E’ qui nel petto che batte e ribatte
tra le sponde, oceano di ricordi
silenziosi incapaci di spegnersi
e tacere, così come tace il confine


 

Andarmene

 

Vorrei andarmene
in giorni come questo

così...

con un sorriso
sulle labbra

così...

portando con me
questo presagio
sottile di felicità.

 


 

L’ansia della fuga (é tempo delle risposte)

 

E' tempo delle risposte
e delle strade asfaltate
sulle spine delle rose
appena sbocciate.

Aspettiamo
dalla parte sbagliata
dalla parte dei rami
esposti alla furia
d'un fiume in piena.

Aspettiamo
sul ciglio della strada
sotto un diluvio d'acqua
che scroscia vivace
sulla pattumiera.

E' tempo delle risposte
e curve strade sui monti
e bivi appena disegnati
sulle rette d'orizzonti.

E' tempo delle scelte
un po' d'ordine
tra i pensieri e le carte
(paura di sbagliare).

L'ansia di fuggire
sciogliere gli ormeggi
serrare gli occhi e dirsi:
adesso si parte.


 

Ascolta

 

Ho il sonno turbato
dai disegni della tua voce,
la tua voce dimenticata.

Ascolta
non sono le sottili parole
che per non sfiorarti
pungono come rovi,

neppure il ronzio
d’un neon stanco
alla cui luce fioca
appari come eri
(eppur sei un’altra).

Mi stringi la mano
(io stringo il cuore).
mie, solo mie le spine,
inchiodate a me.

Ascolta
c’è un bisogno di pace
in me, che vibra e sfiora
con la mia mano
la tua spalla.


 

L’oggi scolpito sulle settimane stanche

 

L’oggi è scolpito
sulle settimane
senza roccia,
senza nerbo
né traccia.

L’oggi s’accende
sulle dune del sonno,
senza sabbie
mobili danzanti
infide distanti.

L’oggi simile
ad un lampo,
e il desiderio
di partire e fuggire
svanisce nell’aria.

L’oggi disteso
sulle piccole cose,
lascia impronte
vivide ed
indelebili.

L’oggi a volte
simile ad uno
spegnersi
e risorgere.


 

Inside you

 

Son dentro te
e fuori dal mondo

(non vorrei fuggire)

Son dentro te
e nell'universo

(immenso é sempre
il di-venire)

 

Non strattonarmi

 

Non strattonarmi
e poi sarebbe inutile
lo sai, le cose rabberciate
non hanno futuro
ovvero non lo avranno
mai, solo frammenti di vita,
entrambi annodati, legati
disordinatamente assieme,
ebbri di nomi e di cose vuote,
le mani ed i piedi sospesi
nel nulla, cercando - poveri illusi -
inutilmente un qualunque
estremo ed ultimo passo
netto sicuro e deciso
temerario
e futile.


 

Sei goccia di pioggia calda

Sei goccia calda
di pioggia
e lacrime di freddo
e piccoli passi
sotto al portone
in ansia aspettandoti
sospirandoti.

Sei un gesto della mano
preciso e lento
uva passa sulla neve
ed il tuo saluto
mentre t'osservo
non è mai un addio

mai un addio.

Sei gote arrossate
e piccoli segni
nel vento in gelide folate
impercettibili e sicuri
vascelli lontani
attraccati al mio dove.

Sei colei che lenisce
ed attenua il dolore
per la mia inquieta
passione vitale
gioiosa
a volte oscura

unico balsamo
unica cura.

  

Il sogno é la mia malattia

Il sogno è la mia malattia
e la notte non dormo,
attonito osservo il soffitto
qualche sprazzo di luce
tra l’arancio e l’azzurro
tra lo stridio dei treni
ed il latrare dei cani.
I cani loro
la notte non dormono
no non dormono vegliano,
vegliano
su quelli come me
che a stento a fatica
cercano il sonno
tra le perdute parole
delle persone in auto
che di sotto corrono
scorrono.

Il sogno è la mia malattia
ed è una vita che non sogno
se non una volta buia
d’indefinite ombre
tra il lampadario
e il cielo,
tra la luce fioca
dello spioncino
sul portone
e l’ombra delle stelle
e della luna
sulla camicia appesa
sul contorno scuro
del pantalone.


 

Le mie parole

 

Metterei le parole
a volte addormentate
rinserrate nella mia mente,
insieme al tuo passo
estroverso da ballerina
lieve inquieta e spensierata,
lungo ogni tuo sguardo
accanto ogni tuo sorriso.


 

Giorni indorati e dolenti

 

Giorni
come gocce
come collane.

E nomi
mai dimenticati
mai riscattati.

Macigni
i giganti caduti
superstiti demoni.

Fantasmi
coperti di stracci

fantasmi
indorati e dolenti.

 


 

L’ansia dolce-amara del descriverti del disegnarti

 

Scriverti o disegnarti
sul foglio che aspetta
che in fretta scorra
la biro a tracciare
tra un’ellisse
ed un cerchio
le parole i silenzi.

Dipingerti e descriverti
sul foglio che freme
in parole in un attimo
e calore sulle dita
a tratteggiare quiete
a trattenere il respiro.

Riflesso su di me
e sul foglio candido
spoglio il mio viso;
a nascondere
a tacere.

Temendo in me
nell'ansia dell'immaginarti
un’assenza un vuoto
costante.


Schegge di matita in grafite nera

 

Le schegge
hanno trafitto i polmoni
l’aria imbrunita da parole
inesplose lascia profondi segni
rende affannoso il respiro.

(Sento i suoi passi)

Una matita
di grafite nera disegna
su pochi metri d’asfalto,
levigato da mille pneumatici
un confine invalicabile.

(La montagna mi guida)

La felicità
appesa ai fili della luce
a vacillanti e consunte travi
di legno scuro, oscilla
al lieve moto dell’aria.

(Le tue parole sono archi di luce)

Sconfitta e trafitta
da ali di gabbiani morti,
dal vibrare d’insetti
dai respiri degli amanti
del giorno e della notte.

(Una sola strada per Simpson Hill
...mille per Roma)

Trafitta e sbalordita
la felicità si tinge
di rosso.

 


Quanto ci vuole a perdersi?

 

Quanto ci vuole a perdersi?
Qualche pagina da sfogliare
tre impercettibili passi
una semplice e distratta
inopportuna parola.

Quanto ci vuole a perdersi?

Ritrovarsi nudi tra la folla
a guaire ai lampioni, alla luna
e mordersi la coda, le labbra
contorcendosi l’anima e le mani
Seduto su una panchina.

Quanto ci vuole a perdersi?

Ali di farfalla spezzati
sul ciglio della strada
segni del destino sulla tastiera
cercarsi attraverso uno schermo
tra mille parole e nessuna.

 


Ho fiato per descriverti e nuvole

   

Ascoltami
ho mani per descriverti
e fiato per muovere
i tuoi capelli e le nuvole

ho fiato per descriverti
e nuvole.

Ascoltami
oltre l’orizzonte
i miei gesti scuotono
persino i sottili fili dorati.

E i miei gesti tessono
un filo dorato

che accurato cuce
tra le tue lenzuola inerti
i disegni dei nostri corpi
e dei ricordi la traccia

i tenui disegni dei ricordi
tra le tue braccia.

 


E’ il giorno delle foglie rosse

 

Sai che giorno è?
E’ il giorno delle foglie rosse
e dei festini all’ombra
d’inattesi e tardivi inverni.

E’ il giorno breve
di percorsi mai compiuti
e di scarpe nuove consumate
di grappoli dorati a stento recisi.

E’ uno di quei giorni
dentro i quali la carezza del vento
sfiora le labbra screpolate
dalle piaghe inaspettate del tempo.

Oggi è giorno di brina
appena adagiata sull’anima
è giorno di fiaba, di cioccolata calda
riponi lenta le mani sul viso.

Io, stacco la spina.

 

Che piova o no...

 

Ho abbassato su di me
le inferriate del silenzio
e le parole scuotono
flebilmente l’aria
o quel po’ che ne resta

e di me
quel po’ che resta.

C’è un sentimento
di resa, d’abbandono
nella mia vita
uno stato d’animo
che non mi perdono

no

non mi perdono.

Che importa
quali siano
i passi da fare
le scarpe da scegliere
Se non riconosco la strada
o meglio se è persa!

Importa che piova o no!

Che piova o no…

 


Un sibilo d’aria gelida tra il pensiero e le dita

 

 
A Natale
c’erano collane
di luci
tra gli occhi
delle persone,
e panettoni
caldi di forno
insaporivano
l’aria candita,
candita di ché?
A Natale…

Oggi
luci ad unire
feste e festoni
luci e luci ancora,
a lampeggiare
come un odioso
ammiccare
l’aria stordita,
fine d’anno
che s’annuncia
uguale,
uguale a se stessa
ad un freddo fuoco
un soffio di sabbia.

Uno scivolare
scivolare lento
di morte o di vita
un sibilo d’aria gelida
tra il pensiero e le dita.

 

Ero un sospiro nella tua voce

 

Ero
nei tuoi occhi
il riflesso
di me stesso
sognato.

Ero
nei tuoi sguardi
diverso, eppure
uguale
a me stesso.

Ero
un sospiro
della tua voce.

Ero
nel dimenticare

ero
nel dimenticare...

  

L’intonazione della tua voce

 

Cercavo casa
e qualche finestra
da aprire
sulla strada,
sui lampioni accesi.
Spalancare
di fronte ad una luna
di latta o di riflessa luce
gli occhi.

Cercavo cose
che m’infondessero
estro, esuberanza!
Ma un tappeto,
seppure orientale
ed intrecciato bene,
non basta a mutare
in esotica o misteriosa
la vita.

- Hai confuso
i colori con le certezze -
mi dicesti calma,
imperturbabile serafica
come una vestale
antica che si sacrifica.
A dir vero, confusi
le certezze e il tuo sapore.

Cercavamo
un colore comune
alle cose
ai dissapori...
impercettibili
come il ronzio sordo
d'un motore.
Tu amavi follemente
il rosa pastello;
io l’intonazione
della tua voce.

 

Lo splendore contorto delle pagine bianche

 

Come se
una porta chiusa
dietro me
o davanti,
dopotutto
che importa?
Se alle spalle
è buio e dinanzi
l’orizzonte
sospende al cielo
i monti.

Come se
le parole
abbandonate
nella smarrita testa
 bramassero
acqua o luce
per chissà quale sete
loro, povere parole
senza bocca!
Ma che importa?
Cadano nel vuoto!
brucino o svengano
nella tempesta!

Disperse dal caso
forse per buona sorte
un dì rinverranno
su pagine pallide
contorte,
fogli ansimanti
nella attesa
d’una nera china
che ne offuschi
con trascurabili
minuscoli segni
la purezza
e ne squarci
lo splendore.

 

C’è un silenzio da vendere

 

Aprite bene le orecchie
forse poche volte
avrò altre occasioni
come questa.

Ascoltate bene
le mie parole,
benché raramente
vi abbia del tutto
aperto il cuore,

oggi sento veramente
di doverlo fare,
è un peso che m'opprime
state in silenzio
coscienziosamente,

la mia è
se volete
una preghiera
un’invocazione.

Aprite le orecchie
manifesterete poi
il vostro giudizio
confutando ciò che dico
se credete,

ma ora
vi supplico
aprite bene le orecchie

ascoltate
in silenzio

in silenzio
ora

per Dio
vi supplico
ascoltate

questo amaro
penoso silenzio
da vendere.

 

Alice

  

Alice
nel paese
della meraviglia
nelle Langhe
in Brianza o
in piazza San Babila.

Alice
un treno pendolare
un auto, in una corriera,
una corsa a piedi
qualche sigaretta
fumata in fretta.

Alice che pende
dalle labbra
del droghiere
profumo di porchetta
sotto i portici
di Reggio.

Alice si perde
nel caldo d'estate
per le strade di Roma
uno zingaro suona
vecchie arie stonate
Alice è serena, felice.

Con gli anfibi
sotto scrosci
violenti d’acqua
senza veli nella nebbia
tutto il pomeriggio
Alice danza.

Quattro foto
appiccicate al muro
Alice é sogni
di carta crespa
Alice é lacrime.
Lacrime
nella sua stanza.

 

Crois-tu (Crederai)

  

Crois-tu aux feux
hauts et majestueux
resplendissant qui
instant après instant
se lèvent au matin quand
ténèbres e tristesses
incroyablement sombres
ne sont que pâles nuages
engloutis par la joie.

Foudres étincelantes
auprès d’un simple regard
yeux émerveillés, pas
encore apprivoisées par
tes tendres caresses.

--@--

Crederai ai fuochi
alti e maestosi
splendenti i quali
istante dopo istante
si ergono al mattino quando
tenebre e tristezze
incredibilmente scure
non son che pallide nubi
inghiottite dalla gioia.

Folgore scintillante
celata dietro uno sguardo
occhi stupefatti,
non ancora domati
dalle tue tenere carezze.

 

 

Il sonno del barbone ha un sapore dolce-amaro

  

Spesso mi si dice:

- ché tu sei dolce!
- ché tu sei tenero!
(le donne ben intesi)

e tra me e me dico:

- che me ne fo'
di tanta dolcezza
di tanta tenerezza
se, giunto al termine
del dì (uno ancora)

mi stendo
su nodi del letto
di cartone
ed il sonno
cercando vo'
tra lana di vetro
ed amarezza?

Le mani

 

Le mani
(segnate)
seguono
strade consone
ai loro miraggi

e la mente
tra le membra
(sudate)
riposa assopita
ne disegna i no.

Le mani loro
hanno (e sanno)
solo sì da spartire
non si placano
...sognano.

L’immagine
è chiara
il buio il mistero
non fa paura
(spesso è il fuoco
che uccide)

Morte è luce
sull’oscuro
e
le mani hanno
(e sanno)
solo sì da spartire.

 

La pallottola

 

La pallottola
fora docile
la carne

non c’è dolore
in quell’istante
né memoria
presente
o passata

spiraglio
di luce
tra le fibre
da sempre
nella notte

al giorno
s'apre il fiume
delle vene.

 

Baciarti

 

Se ti sfioro
le labbra
appena appena
potrei morire.

A morderti la lingua?
basta un secondo
ma rinuncio
così per sfizio.

Il frutto
raccolto
con la (mia) bocca
ha più sapore.

Ed ho fame
di te ho fame
e non sarò
mai sazio
.


 

L’acciaio é un metallo morbido

  

Le stanze
vuote
cariche
di profumo
d’incenso
e muri
impressi
dai tempi
tempi di musica
di raccolta
e di semina.

Qualche nota
stona
non m’affligge
a volte ravviva
i colori
sfuma la nebbia,
i tuoi fianchi
sfidano le ombre
e profumano
di vaniglia
di pepe.

A volte
il freddo
non ci abbandona
indugia in noi
come gabbiano
sul mare
in tempesta,
a volte nella mente
il desiderio di te
rovente
non si spegne.

Morbido
anche l’acciaio
si piega.

 

Lama di luna

  

Il freddo
stanotte,
ricopre
di brina
la luna.

Sul colle
appoggiata
tra le intirizzite
palme, al calore
d'un respiro
si scalda.

Il freddo
questa notte
lascia segni
sulle vene,
è lama di luna
che ne disegna
il viso

è lama di luna:
frontiera incerta
tra dubbio
e sorriso.

 

Donna

 

Immenso
mistero
del vivere
ed amare
così leggera
ed intensa:
sei cometa
sei stella.

L’universo
non ti spaventa.

L’Idea
quotidiana
di te m’ispira.
L’emozione
è in te,
tu Sei.

 

In fondo scrivo solo poesie d’amore

  

I sogni stesi ad asciugare
dopo questo sconfinato inverno
troppe volte ho lasciato la pioggia
scivolare lungo i miei stati d’animo.

Le cose vissute aspettano impazienti
dietro i sipari scarlatti della mente,
anche in questa apparente e serena
giornata d’un dicembre inaspettato.

Improvvisi scatti colgono sul viso
espressioni tra l’arancio e grigio
nubi azzurre di sigarette accese
vortici d’abitudini decadenti.

Il passare del tempo é pioggia sul futuro
un fottuto sogno dimenticato o spento,
fingo rivoluzioni intorno ad un armadio
attorno a scaffali colmi di libri e vento.

Inconvenienti e delusioni attendono
pazienti, affacciate a balaustre verdi.
Uno sguardo attento al giornale
così, per tener fermi timone e redini.

In queste giornate di bolina
non un porto né una baia sottovento
ad aprire le braccia ed accogliermi.
Intorno solo mare, mare aperto.

Cercando una rotta sicura
tra sogni addormentati
latitudini arrotolate sui pontili
non traccio linee sulla cartina
ma scrivo, scrivo...

solo poesie d’amore.

 

Una domenica a Cervo

  

Spenta
la luce la tv
e il telefonino

lascio
che si spenga
questa domenica.

Rimangono
negli occhi i lumini
accesi sull’altare,

i balconi
le piazzette sul mare
un poggiolo verde,

rimane
nelle orecchie
un suono d’organo

e le sue note
nel silenzio
della chiesa,

quel minuscolo
giardino tra i carugi
e le fasce d’ulivo,

una magnolia
ed un agave affacciati
sull'azzurro.

Ho lasciato
la mia impronta
sul cemento fresco
della piazza,

e questa notte
i lumini sull'altare
sussurreranno
sottovoce
il nostro nome.

La luce è spenta;
questa domenica
si compie
con un sorriso.

 

Poche volte

  

Poche volte
ho attraversato
le tue parole
ed i silenzi
d’un tuo sguardo,
e quelle volte
che lo feci
rimasi immobile
alla soglia
delle tue mani,
ai confini
delle tue labbra,
scoprendo
passo passo
ciò che afflitta
mi celavi.

Poche volte
alzasti
lo sguardo oltre
le mie parole,
poche volte
cercasti calore
oltre i miei silenzi,
le rare volte
che lo facesti;
fu come una
lama calda che
trafiggendomi
da parte a parte
strappava
affondo dopo affondo
ciò che oppresso
ti celavo.
 

La mia vita alla Amundsen

 

La mia estate
é stata lunga
(fin troppo).
É si sa
troppo sole
troppa gioia
alla fine
feriscono
incidono
tracce profonde;
più d’un coltello
o d’una lama.

Adesso l’inverno
é lungo
le piogge bagnano
e annegano l’animo
ha ben poco da battere
il cuore,
scendono spruzzi
di freddo e neve
inaspettati.

E' lungo quest’inverno
come si suol dire
(banalmente)
- non c’è più stagione
neppure per il cuore.

Lunghe distese
bianche
brillano nei miei occhi
ed il gelo é negli sguardi
anche nei miei forse...
Ma che importa
seguo la strada
che porta al mio polo
e quando lì
pianterò
il mio stendardo
si riscalderà
il mio sguardo
non mi sentirò più
solo.

E così te ne vai...

  

Portandoti via
i rumori di noi
le parole di noi
i silenzi...

Incudini e lame
i tuoi gesti
leggeri.

E così te ne vai
nella tua voce
un'altra, non tu
ed io
non più io
ai tuoi occhi.

Trascini via
come un fiume
in piena la vita.

Che rimarrà
di te, che te ne vai?
Se l'immagine di te
in me
già si nasconde
impaurita
una fragile gatta
ferita.

 

Scommetto

 

 Scommetto
i miei libri ingialliti
su giornate
e sorrisi inventati
sulle corse a cercar
delle scuse
e su musiche
o immagini illuse
su lettere tue che
non ho mai letto.

Non mi crederai
(t’asciughi una lacrima)

Scommetto
le pagine bianche
sulle quali
ho descritto la vita
e l’inchiostro
del sangue che brinda
ad un bacio
che accende e che vibra
e mani le mie
sul tuo petto.

Non mi riconoscerai
(ti sfugge una lacrima)

Scommetto
i miei dischi usurati
sulle notti piovose
carezze volute
carezze cercate
ed occhi a cercare luce
una luce nei tuoi occhi
come un faro spento
piccolo gozzo infranto
accanto al muretto.

Non ti ascolterò
(un’altra ed un'altra
un'altra ancora...)

 

Metterei all’asta

  

Qualche cassetto
di baci avanzati
(quasi nuovi).

Tre o quattro
scaffali di abbracci
(senza panna né cioccolata)
ancora caldi di strette
amorosamente amiche.

E ripiani interi
d’ogni tipo di carezza
(fresche come frutta
o verdura di stagione)
ancora vergini di pelle
da lambire con dolcezza.

Scatole e scatole
di passeggiate vuote
in riva al mare
(d'inverno quando è scuro
e fa sempre un po' paura)
scarpe e suole nuove
ripiene di belle parole.

Una cassa di tavole
imbandite a due,
con candele arricciate
(consumate come scogli
levigati dal vento)

e cerini, cerini caldi
di passione
(che a contarli
saranno ben più
d’un milione)

E un po' di me
di quel che non mi serve
(probabilmente il cuore
o la mente)

In cambio chiederei
(umilmente)
che m'insegnaste
ad amare...
amare veramente.

 

 

Ho camminato tra i girasoli della loggia

  

Ho camminato
a bocca aperta
per giorni
e senza ombrello
sotto la pioggia;
probabile
che stasera
(poco all’erta)
pisci: girini
storditi e i semi
dei girasoli
piegati e stupiti
che stavan
nella loggia.

Se così non fosse
per favore scrivete:
- Ha soltanto
anticipato il tempo -

Piove

 Piove

ho l’animo inzuppato
di te e dei tuoi baci

scrosci d’acqua
improvvisi e violenti

non mi spengono
(tu bruceresti il mare)

piove

intrise le mie parole
dei tuoi occhi d’acqua

tu mi sorridi bagnata
e m’ offri il tuo fiore

piove

la coltre di gocce protegge
dai fatti crudeli l’amore

e piove
sui muri di casa
su finestre e balconi
sul tetto che
timidamente
ci copre.

 

Senza titoli di coda

   

Non recidere
con l’indifferenza,
sul marciapiede
stanco di cicche
e di passi

(i nostri)

quel filo
che trattiene
la sostanza
e lascia segni
su tetti pesanti
tra i fili d’erba

(su un fiore)

scorra
in ogni modo
la trama finché
lenti appariranno
i titoli di coda
e la parola – Fine -

(forse già finita)

 

Ora lo sai

 

Ora lo sai
oltre il cielo
solo cielo:
freddo
scuro

oltre il suolo
terra roccia:
calda
dura

ed oltre le parole:
rosso sangue
forse cuore
insicuro.

Ora lo sai
tra gli alberi
oltre gli oceani
vibrano

gli animi inquieti
e parole perdute
cristalline chiare
e luce

si spengono
per un istante
sole
stelle
un attimo
il buio svanisce
scompare.

Ora lo sai
non sarai solo
mai

appartieni
ora lo sai
a loro...

Irresistibile

 

  

Il cielo é cupo grigio

della pioggia azzurra

scivola sull'asfalto

ogni goccia

e qualche raggio

tra nubi intense e nere

si scava irresistibile

un passaggio

 

anch'io scavo

tra le giornate sparse

come fogli di giornale

tra un susseguirsi

di notti accese e calde

senza particolare

irresistibile coraggio;

sale sulla pelle sulle dita.

 

Forse in fondo

basta lasciarsi trasportare

da queste gocce di pioggia

dalla forza del temporale

che colpisce affonda

irresistibile lame di fuoco

tracce di colore greve

su vetri assonnati sul mare.


Forse in fondo

un riflesso di luce basta

ad accendere dentro sé

irresistibile

la vita.

 

Né immagini né sogni né viaggi

 

Non immagini
né sogni
o luoghi lontani
né improbabili
viaggi...

La strada
non è lontana,
ma nascosta com'é
da uno sciame
di pensieri pare una selva

neppure tu sei lontana
silenziosa a volte come sei
nascosta tra un caffè
ed il fumo d'una sigaretta
forse attendi una parola

una parola da me
che ho il cuore in gola
una parola da me
e un'immagine di te brucia
nella mia mente.

Non sogni
né immagini
né improbabili
viaggi o
luoghi lontani...

eppure tra di noi
in questo assurdo
e maledetto presente
basterebbe una carezza

una carezza sola.

 

C'è poco da scrivere stasera

 

C'è poco da scrivere
stasera
ancor meno
da aspettare
pochi silenzi
e strane assenze
nel pensiero.

Se n'è volata via
l'immagine di me
pochi passi più in là
poche spiagge
e qualche colle in più
dietro l'ombra
d'un ricordo scolorito.

Piove
e c'è poco da dire
questa sera
qualche lampo
dietro i vetri
e sulle case
a rammentare
che è luce
anche l'ombra
delle stelle.

Notti

 

 

 Troppe conchiglie
appese al cielo
il mare nel mio ventre
un orizzonte nero
giorni a collane aperte

e notti
notti... notti...

Stride la cinghia
del freno
occhi e foglie cadenti
portali d'acciaio scuro
grappoli di giorni perduti

e notti
notti... notti...

Cielo terso e stelle
appoggiate alla mia ombra
cadute sulla mia spalla
distrattamente
come monili lucenti
giorni m'adornano la mente

e notti
notti... notti.

 

L’amore chiama oppure separa

 

  

Miglia lontani,
amanti
racchiusi
in una sfera:
acqua e cristallo.

Estasi di sole
lascia segni
e ricordi
nella pelle e
amplessi infuocati.

Più vicini,
ancora più vicini,
solo il tempo
ci allontana
oracolo magico
l'amore chiama
oppure separa.

 

Uno sfiorarsi appena e bruciarsi

 

  

Sul disco
quattro tracce
e musica lenta,
quattro impercettibili tracce
sibilo soave d'un violoncello.

Sulle pagine
tre parole in riga
come pioppi attenti,
come assurdi marinai
nei cieli roventi.

Sulla mia faccia
poche rughe o tante
a seconda dell'umore
nell'attesa d'un gesto insonne,
d'una semplice parola.

Strana coincidenza la vita
i suoni s'intrecciano
al fumo d'una sigaretta
s'annodano ad una o tante cose
dette più o meno in fretta.

Attese vane e corse affannate
dietro cosa? Tra squilli acuti
o un'isterica musichetta,
il suono della tua voce
o ciò che su di me scrivono
le tue mani?

E gli arabeschi del fumo
e dei destini - intrecciati -
legano a doppio filo la nostra vita
ad un nulla, ad un attimo fuggente
un incrociarsi di sguardi perduti
uno sfiorarsi appena e bruciarsi.

 


Come uno sciamano leggi in me

 

  

Tu hai occhi speciali
conosci e vedi
ogni mio più nascosto
ed impercettibile segno.

Leggi in me
come uno sciamano
nel fuoco e nella terra.

E, se volessi sparire
o nascondermi
solo tu sapresti
e potresti ritrovarmi.

Raccoglieresti foglie
rosse d’acero
tra il fumo e le betulle
disegnando e chiamando
il mio nome.

 

Lightening

 

 

Staccato
e freddo
a neve
a ghiaccio
nelle vene
sulla cute.

Nero
profondo
astro
è lontana
a sprazzi
la voce.

Grava
sulle spalle
d’Atlante
la stella
e la luce
non luce.

E’ mare
è marmo
azzurro
e brilla
negli occhi
nella mente.

E' roccia
è terra
bagnata
fertile:
accende
l’animo.

 

Delle mie parole e delle mie sottili difese...

 

  

Delle mie parole
e perciò
dei miei pensieri
rimane
l’acuminata
aguzza lamina.

Pochi sorsi
e piedi di legno
a sostenere silenzi
i miei silenzi
fondi come notte
e sguardi
a stellate terse.

Lampioni
ci abbracciano
ci avvolgono
è lana di luci
sulla pelle
e sui baci.

I tuoi baci sferrano
mortali attacchi
alle mie sottili difese
simili a carta velo
esile il gioco
sottile il tuo piglio
avido e sincero.

 

La solitudine d’un solo battito

 

  

La solitudine

le parole 

mille 

tra la folla

dell’enoteca gremita.

 

La solitudine

senza voce 

nessuna 

tra le luci

dell’alba intorpidita.

 

La solitudine

una via 

cento 

tra di noi

sulla strada

appena asfaltata

 

tra le curve

appena affrontate

svolta confusa stordita.

 

La solitudine

un battito 

nel petto e

tra le mani

che cercano,

cercano...

 

Cercano tra le mille

pieghe sottili

e tra nessuna

insulsa parola

e tra cento

stanze uguali

al mio cuore

 

e tra un battito 

ed un palpito... 

un battito 

ed un palpito...

 

La solitudine

nella solitudine

d’un solo battito.

  

Come una mummia


 

Credo che la mia anima

sia bruciata in un secondo.

Così per disattenzione

lasciai un dì lo starter della vita

nella posizione minima,

ho camminato per il mondo

senza badare all’olezzo di zolfo o di carbone

alle parole vuote con cui m'adorno.

 

Spesso nel chiarore e nel rumore

m'arresto e m’addormento.

Stanco? non direi - per quel che faccio!

Mi trascinano i gesti, le auto, i camion...

Filo veloce su strade senza meta ne colore

ed é un tormento:

mani e piedi legati stretti con un legaccio

fermo immobile come Tut-Ank-Amon.